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Il salario sociale

Il salario sociale - reddito di cittadinanza é uno strumento indispensabile per   ostacolare le odierne forme di esclusione sociale, che mira a contendere la coercizione al lavoro precario, coatto e predeterminato, riconsegnando ai soggetti un percorso di autonomia

Negli anni '50 e '60, il lavoro rappresentava il passaporto principale per essere riconosciuti a tutti gli effetti cittadini e degni di godere dei diritti civili, era cioè la forma di inclusione sociale per eccellenza. Lo status sociale del fordismo era mediato dal tipo di lavoro svolto e dalla mansione attribuita. Se si accettavano le regole del potere disciplinare a livello economico, sociale e politico, allora veniva garantita la partecipazione al benessere economico, sulla cui base ne derivava il posizionamento sociale. Solo coloro che non si sottoponevano al regime disciplinare della famiglia, della scuola, della caserma e della fabbrica, rischiavano l'esclusione sociale.
Il compromesso fordista tra capitale e lavoro, tramite il ruolo e lo sviluppo del "welfare state", garantiva così il soddisfacimento dei bisogni materiali primari in modo collettivo. Se l'inclusione sociale era un fenomeno collettivo, l'esclusione era invece una scelta individuale. La crisi dell'organizzazione fordista ed il venire meno del compromesso sociale che ne era sotteso porta allo svuotamento del "welfare state", al suo ridimensionamento e alla scomparsa dei meccanismi sociali (quindi collettivi e generali) di ammortizzamento delle disparità economiche. Il sopravvento dell'ideologia liberista implica la sovranità dell'individuo come unico agente in grado di provvedere alla propria inclusione e riconoscimento sociale, indipendentemente dalle condizioni date e di partenza. Se nel fordismo l'inclusione sociale era l'esito compromissorio di un conflitto collettivo economico di tipo redistributivo, nell'era dell'accumulazione flessibile essa è il frutto di una spietata competizione individuale. La differenza sostanziale è che oggi anche chi anela all'inclusione sociale, pur predisponendosi a sopportare ogni livello di subordinazione gerarchica, non sempre é in grado di raggiungere tale obiettivo. La stessa disponibilità al lavoro non garantisce più l'inclusione sociale: il fenomeno dei "working poor", ovvero di coloro, che pur lavorando, rimangono al di sotto della soglia di povertà, é un fenomeno dei nostri giorni che sarebbe stato inconcepibile e incompatibile con le forme della regolazione sociale dei tempi del fordismo. In questo contesto, il reddito di cittadinanza rappresenta una decisa inversione di rotta rispetto alle tendenze oggi dominanti. Si discuterà più oltre il grado di complementarietà e/o di sostituibilità con i servizi sociali del "welfare state". Qui ci preme rammentare che il reddito di cittadinanza é strumento di inclusione sociale (e quindi di progresso civile) per due ragioni principali: da un lato garantisce nell'immediato le risorse materiale per consentire una vita dignitosa a tutti e quindi risolvere, pur limitatamente, l'aspetto della sopravvivenza primaria - non più oggetto di un intervento esterno -, dall'altro, risolvendo, per lo meno in parte, l'aspetto della sopravvivenza materiale (non della dipendenza culturale, economica, religiosa, ecc.), aumenta i gradi di autonomia dal ricatto del bisogno e quindi dalla necessità di sottostare a condizioni lavorative e/o di procacciamento di reddito al limite della schiavitù o illegali.



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